Folkest 2010: Drava, a river’s dream

Una serata ricca di emozioni quella trascorsa assieme ad Alberto Grollo e alla Folkeltic Band sul palco di Piazza Duomo a Spilimbergo lo scorso 30 luglio. Direttamente dalle pagine dell’opuscolo edito da Folkest Libri che racconta  il programma, i luoghi, gli artisti e i progetti dell’edizione di Folkest 2010 appena conclusa, riportiamo i brani che introducono la performance di Alberto Grollo, cui ha partecipato anche il nostro Coro, e il progetto speciale “Drava, a river’s dream”.

Alberto Grollo, chitarrista fingerstyle di fama internazionale da oltre vent’anni (ha suonato in Usa, Francia, Germania, Gran Bretagna, Slovenia e Croazia) presenta a Folkest “Tetide”, una sinfonia moderna per orchestra, coro e gruppo folk, nella quale sarà accompagnato dal Coro Improvvisando e dall’Ensemble Benedetti Michelangeli. E’ stata scritta in occasione dell’inserimento delle Dolomiti nel Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco: inizia con il rumore dei passi nel bosco di notte e si sviluppa in un incedere di varie situazioni musicali legate ai suoni della Natura. E’ una lunga suite che vede l’alternarsi di momenti classici con musiche ambient e jazz.
Formazione: Alberto Grollo (voce e chitarre), Coro Improvvisando, Ensemble Michelangeli, Five String Quartet (Federica Capra: voce e violino; Chiara Braghin, Elena Cellini, Giulia Galasso: violini; Giorgia Pavan: violoncello); Pietro Brovazzo (tastiere); Claudio Mazzer (percussioni, plettri, fiati); Luciano Bottos (steel guitar).


A river’s dream
Le culture della Drava

Diverse sono le culture che si affacciano sulle rive di questo affascinante fiume, culture maggioritarie e culture minoritarie, che spesso hanno convissuto per secoli senza grandi attriti e lotte. Ad esse abbiamo dedicato una serata speciale, in occasione della presentazione di un progetto triennale che ci vedrà partner dell’UNESCO nella presentazione.
Nello stato italiano la minoranza sud-tirolese è una delle più note e più tutelate, per una lunga serie di motivi, di carattere storico e politico. Una cultura di carattere prepotentemente alpino, che interagisce a sua volta con culture diverse: a parte quella italiana, seppur vissuta con un certo distacco e talvolta con malcelato fastidio, proprio a due passi dalle sorgenti della Drava, in comune di San Candido (Innichen) si apre la splendida val Badia, con la sua ultra-millenaria cultura ladina, probabile retaggio della frammistione fra il latino tardo-aquileiese e i dialetti celtici del Norico. A questi primi passi Dolomitici del grande fiume Alberto Grollo ha dedicato Tetide, un’intera suite per coro e orchestra.
Dal punto di vista musicale, oltre alcune significative realtà legate ai suoni delle bande e dei gruppi corali, la caratteristica musicale locale è segnata dalla presenza della fisarmonica (più spesso nella sua versione diatonica) da un fiato solista come clarino o tromba, dal genis (flicorno contralto) e da un basso tuba o, più raramente, un vecchio basso in fa (o helikon) e una chitarra d’accompagnamento. In Carinzia è d’abitudine il racconto di storie popolari, giocose e cupe, nelle stube e nei salotti delle case: modernizzandolo, è ciò che Ed Schnabl propone con la sua band. Entrando in Slovenia, il fiume trova la città di Maribor, uno dei principali centri dello stato sloveno, che un tempo era attraversata da un confine rappresentato proprio dalla stessa Drava. A Nord i possedimenti dei Principati vescovili tedeschi, a Sud la temperie culturale e il potere temporale del Patriarcato di Aquileia, del quale la cultura neolatina del Friuli è figlia diretta. Maribor, che si specchia orgogliosa sulla Drava e riecheggia canti della sua ricca tradizione vocale e apre le porte dei territori dove sopravvive nell’uso uno degli strumenti più antichi della storia dell’uomo e più affascinanti, il flauto di pan, che nel nord della Slovenia vanta anche alcuni significativi costruttori, due dei quali fanno proprio parte del gruppo Kurja Koza.
Pochi passi più là ed ecco le orchestrine che san¬no di Est, mentre nelle case dove l’odore della cipolla che soffrigge e del gulash è intenso il temperamento della gente è forte e duro. Il cimbalom, le viole d’accompagnamento, i violini e i clarini che si scambiano le parti da solista, i bassi e le voci umane.
Poi si passa ancora un confine e ancora una volta il fiume divide e unisce al tempo stesso culture diverse, tra Croazia e Ungheria, mescolando popolazioni croate agli ungheresi e importanti enclave ungheresi nella Croazia: una repertorio musicale che vede proprio nel Vujicsics Ensemble la massima espressione esistente.
Sulla sponda croata imperano le tamburize, misterioso incrocio tra i plettri turco-greco-balcanici (baglame e bouzouki) e le orchestre degli italianissimi mandolini.
Miroslav Evacic con la sua Cardas Blues Band ha mirabilmente interpretato il senso di questo grandioso finale che il fiume concede e si concede, mescolando le tamburize con le suggestioni del Delta del Mississipi.

[si ringrazia Giorgio per il contributo video]

Link correlati:
Sito ufficiale del Folkest
Tutti i post sul Folkest presenti sul blog del Coro Improvvisando

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